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| Benvenuto | Parrocchia San Martino - Cazzago di Pianiga (VE) |
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Incontro 80: V di PAsqua B
V DOMENICA DI PASQUA B Incontro 80 del gruppo biblico II lettura: 1 Gv 3,18-24 Vangelo: Gv 15,1-8 La seconda lettura e il vangelo sono scritti dalla stessa mano e sono sicuramente nati in una comunità profondamente rinnovata dal Vangelo di Gesù perchè vi si trova quello che gli esperti di Sacre Scritture chiamano "la morale pasquale". Questo significa quindi che c'è anche una morale non pasquale. La morale non pasquale è quella che individua azioni giuste e azioni sbagliate. La morale pasquale è quella che, nata dallo Spirito del Maestro, non si concentra sulle azioni ma sul significato che esse hanno per chi le compie, è una morale incentrata sulla persona e che rifugge il giudizio. Una morale così non può nascere dal buon senso o dal comune senso della giustizia. Questo modo di vedere la vita (perchè alla fine questo è la morale) non può nascere che da una potente azione dello Spirito, anche se chi la abbraccia non sempre se ne rende conto perchè, grazie a Dio, lo Spirito soffia dove vuole e non ci è dato sapere nè da dove viene nè dove va (Gv 3,8). Possiamo però sentirlo e imparare a riconoscerlo. Nella sua lettera Giovanni parla ad una comunità che rischia di separare la fede e la vita. Il versetto precedente a quello con cui comincia la lettura di domenica prossima dice: "se uno possiede delle ricchezze e vedendo il proprio fratello nel bisogno gli chiude il cuore, come può l'amore di Dio essere in lui?" (1Gv 3,17). Continua con l'invito a "non amare a parole e con la lingua, ma con le opere e nella verità". Ci verrebbe da fare la stessa domanda di Pilato: e che cos'è la verità? Cosa vuol dire amare nella verità? Verità è una parola importante nel linguaggio di Giovanni. La verità è la rivelazione stessa di Gesù, la verità su Dio contrapposta alla menzogna che è quella raccontata da chi poi ha tentato di soffocare la verità con la croce. Troviamo la parola verità già nel prologo dove dice che il Verbo è "pieno di grazia e verità" (1,14). Poche righe dopo: "la verità venne per mezzo di Gesù" contrapposta alla legge che "venne per mezzo di Mosè" (1,17). La verità è lo stile delle opere dei discepoli: "Chi opera la verità viene alla luce" (3,21), ed è anche la caratteristica del loro culto: "I veri adoratori adorano il Padre in spirito e verità". Giovanni il Battezzatore "ha reso testimonianza alla verità" (5,33) una verità che è un messaggio di liberazione perchè "la verità ci farà liberi" (8,32) ed è quindi pericolosa per chi vuole mantenere gli altri in schiavitù. Ma Gesù non può tacere "la verità udita da Dio" per la quale vogliono, però, ucciderlo (8,40). Chi vuole ucciderlo, infatti, viene definito da Gesù figlio del diavolo il quale è "omicida fin da principio... perchè menzognero e padre della menzogna" (8,44). Gesù sa di non essere creduto proprio perchè dice la verità: "A me voi non credete perchè dico la verità" (8,45). Gesù è talmente legato alla verità da definire perfino sè stesso verità: "Io sono via, verità e vita" (14,6) e anche lo Spirito è "Spirito di verità" (14,17) una verità che proviene direttamente dal Padre "...quando verrà lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza" (15,26) e quello stesso "Spirito di verità vi guiderà alla verità tutta intera" (16,13). Nella verità il Maestro e i suoi discepoli sono uniti come in un' unica consacrazione: "per loro io consacro me stesso, perchè siano anch'essi consacrati nella verità". Di fronte a Pilato Gesù rende la sua testimonianza alla verità: "io sono venuto nel mondo per rendere testimonianza alla verità: chi è dalla verità ascolta la mia voce". Alla luce di questa carrellata sull'uso che fa Giovanni della parola verità, cosa può significare l'espressione "amare con le opere e nella verità?" Chi accetta la verità portata da Gesù accetta una verità su Dio e di riflesso sugli uomini e sulla loro autentica natura. Gesù ha completamente cambiato il rapporto che avevano gli uomini con Dio al punto che "dio" non è neppure più il suo nome: il suo nuovo nome è "Padre". E non un padre qualsiasi. Un padre migliore di qualunque padre possiamo avere qui sulla terra, un papà che ci stupisce e ci disorienta con il suo amore; un amore quasi eccessivo, esagerato quando incontra il nostro peccato. Eppure quella è la verità su Dio e Gesù ci chiede di accettarla e di viverla. Una verità si può vivere perchè come il Padre si comporta con noi così noi dobbiamo comportarci con gli altri. Se la verità è che Dio ci ama fino all'annientamento di sè stesso noi diventiamo veri quando amiamo alla stessa maniera. Giovanni allora ci indica una strada per trovare la verità di noi stessi, una verità che ci farà liberi (8,32). E veniamo al Vangelo. Amare nella verità è restare uniti alla vite come vi sono uniti i tralci. Amare spinti dalla consapevolezza di essere amati è vivere della stessa linfa di cui si nutre la vite. Gesù viveva di questa energia, perfettamente e stupendamente consapevole del legame che esiste con il Padre. Lo scopo di tutto ciò è portare frutto. Per quello esiste il tralcio: portare frutto, vivere non per se stessi ma per gli altri, così come ha fatto Gesù, la vite lontano dalla quale non c'è vita. Chi non porta frutto trova la morte, Nessuno gliela dà. La trova e basta. Vivendo per se stesso si inaridisce, blocca la linfa vitale e perde il nutrimento. Per questo Gesù ci ammonisce: "senza di me non potete far nulla". Chi si stacca dalla vite pensando di non averne bisogno illude se stesso. Chi vi resta attaccato trova vita e felicità, serenità e sicurezza. E' una legge della vita, siamo fatti così. Più ci chiudiamo in noi stessi, più ci preoccupiamo delle cose e più la vita ci sfugge di mano. Più affidiamo alla vite il compito di nutrirci concentrandoci sull'unica missione che abbiamo, quella di fare frutto, e più troviamo armonia e tranquillità. Il tralcio che porta frutto poi viene dal vignaiolo purificato (e non potato!!) in modo da poter portare più frutto. Questa è la meravigliosa azione del Padre: purificarci, togliere gli elementi che ci impediscono di portare frutto. Penso che questa sia un'esperienza che abbiamo fatto almeno una volta tutti noi. Nel momento in cui portiamo frutti di amore, di perdono, di fraternità, di riconciliazione, di dono di sè, quindi nel momento in cui sembra che facciamo qualcosa per gli altri, in realtà ci ritroviamo con un'umanità arricchita, ci accorgiamo che siamo noi i primi a fare un salto in avanti nella qualità di vita: siamo più soddisfatti di noi stessi, diventiamo più capaci di ascolto e meglio integrati nell'ambiente in cui viviamo. Questo è il lavoro di purificazione che fa il Padre. Quando portiamo frutto facciamo un piacere a noi stessi. Cosa possiamo fare noi per collaborare con il lavoro di purificazione che fa il Padre? Ce lo dice Gesù al versetto 3: "voi siete già puri per la parola che vi ho annunziato". E' la parola che ci lavora dentro. Infatti non è una parola qualsiasi, che trova spazi nell'intelligenza e nella buona volontà delle persone. E' una parola viva che ci scava dentro raggiungendo le nostre coscienze laddove si formano gli affetti e le attitudini. Se desideriamo che trovi spazio in noi, se consegnamo alla parola le chiavi della nostra casa, essa farà in noi la sua dimora. Sempre Giovanni, ma nel libro dell'Apocalisse, ha un'immagine meravigliosa. Sta parlando ad una comunità tiepida, che non porta frutto. Questa comunità è invitata a cambiare strada e a diventare fruttuosa, ad acquistare oro per arricchire, vesti per coprirsi, e collirio per vederci bene. Tutte immagini classicamente associate alla parola di Dio. Dopo questo invito Gesù dice: "Ecco io sto alla porta e busso: se uno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui e lui con me". E' proprio la descrizione di quello che succede se ci lasciamo purificare dalla Parola. L'abitudine ad ascoltare la sua voce crea la familiarità di cui abbiamo bisogno per dare un colore alla nostra vita, per imparare a lasciare scorrere la linfa vitale attraverso le nostre giornate. La parola ascoltata e messa in pratica (non solo ascoltata!) fonderà le nostre case sulla roccia e il susseguirsi degli eventi non sarà più guidato da una misteriosa e capricciosa casualità ma si trasformerà nello stupefacente ordito di un inaspettato arazzo. E' la Parola vissuta che ci tiene uniti alla vite. Lo stare uniti alla vite, poi, ci permette di portare il frutto che ci realizza nella verità di noi stessi. In così poche righe è descritto tutto il movimento della crescita delle persone. |
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| Parrocchia San Martino in Cazzago Via Molinella, 13 - Cazzago di Pianiga (VE) |
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