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| Benvenuto | Parrocchia San Martino - Cazzago di Pianiga (VE) |
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Incontro 79: IV di Pasqua C
IV DOMENICA DI PASQUA C Incontro 79 del gruppo biblico Vangelo: Gv 10,27-30
Il Vangelo che leggeremo domenica prossima sono pochissime righe che fanno parte di un discorso molto più lungo e complesso che fa Gesù come commento alla guarigione del cieco nato. Ogni miracolo di Gesù (che Giovanni chiama "segno") costituisce uno scalino del crescendo di tensione che si sviluppa tra Gesù e le autorità giudaiche. Infatti alla fine di questo discorso, in cui Gesù si definisce pastore, i giudei rinnovano la decisione di ucciderlo e Gesù fugge "al di là del Giordano" (Gv 10,40). Siamo quindi in un contesto fortemente polemico e non bisogna dimenticarsene per non rischiare di capire male le intenzioni di Gesù che non voleva fare poesia ma lanciare un messaggio molto forte di liberazione, di crescita spirituale e, oserei dire, psicologica. Gesù ha guarito da poco un uomo cieco dalla nascita. L'ha fatto perchè i suoi discepoli gli avevano chiesto una spiegazione: "chi ha peccato per aver meritato questa punizione, lui o i suoi genitori?". Danno per scontato che un colpevole debba esserci! A questa domanda il Maestro risponde con la guarigione del cieco. Ma era sabato. Questo provoca uno scontro asprissimo tra Gesù e le autorità religiose le quali non sono per nulla interessate al fatto che una persona cieca dalla nascita abbia riacquistato la vista ma si preoccupano solamente che quella guarigione sia avvenuta di sabato, giorno in cui non si può fare alcun lavoro, neppure guarire. Poco prima, nel capitolo 5, aveva fatto lo stesso guarendo un uomo paralizzato da 38 anni che chiedeva l'elemosina presso la piscina di Betzaetà e anche quella guarigione era avvenuta di sabato. I casi sono due. O negli altri sei giorni della settimana i malati stavano nascosti oppure Gesù, scegliendo il sabato come giorno per guarire, trasgredisce volontariamente la legge. E perchè lo fa? Perchè vuole mettere in ridicolo e - diciamolo pure - demolire un certo modo di vivere la religione, il rapporto con Dio. Dopo le ripetute trasgressioni fa un lungo discorso paragonando se stesso ad un pastore. Perchè proprio questo paragone? Perchè è un'immagine classica della Bibbia. Nella Bibbia Dio è paragonato ad un pastore e il popolo di Israele al suo gregge (cfr Ger 23, 4ss). E' chiaro quindi che Gesù sta cercando guai. Mettendo se stesso come protagonista della similitudine egli si fa Dio e, infatti, sarà questa una delle accuse che gli varrà la pena di morte. Giovanni contestualizza con grande precisione l'episodio perchè evidentemente vuole sottolinearne la veridicità storica: "ricorreva a Gerusalemme la festa della dedicazione, era d'inverno, Gesù passeggiava nel tempio, sotto il portico di Salomone". C'è il luogo preciso (il portico di Salomone nel tempio), e il tempo (inverno ad Hannukah, la festa della dedicazione). I Giudei lo circondano e gli intimano di dire loro se è veramente il Cristo. La risposta di Gesù è quasi provocatoria: "come devo dirvelo più chiaramente? Non mi credete, neppure per le mie opere!" Questo è un tema ricorrente nel vangelo di Giovanni: (Gv 5, 36 ; 10,38). E' l'invito a riconoscere l'albero dai suoi frutti. Gesù chiede di riconoscere l'evidenza ma non c'è peggior cieco di colui che non vuole vedere. Giovanni abbiamo detto che chiama i miracoli "segni". Infatti il vero miracolo non è mai la guarigione fisica ma la liberazione da un rapporto sbagliato con Dio. Quando guarisce il paralitico alla piscina di Betzaetà lo fa di sabato. Ha trasgredito la legge. Ma il fatto grave è che ordina anche al guarito di trasgredirla! Infatti gli dice: " alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina". Quell'uomo era su quel giaciglio da 38 anni. Non oso pensare a quale immondezzaio sarà stato quel giaciglio. Perchè gli dice di raccoglierlo proprio adesso che non gli serviva più? Perchè nel Levitico leggiamo che in giorno di sabato non si può trasportare alcun peso. Gesù gli ordina quindi di trasgredire un precetto della bibbia. Quando guarisce il cieco nato lo fa impastando della terra con la saliva e fare del fango era un'azione proibita in giorno di sabato. Perchè? Non poteva dirgli semplicemente, come aveva fatto altre volte: "la tua fede ti ha salvato, sei guarito" o altre formule del genere? Perchè va ad inguaiarsi con gesti non necessari e apertamente contro la legge? Non è una scelta casuale. La trasgressione della legge per Gesù fa parte del cammino di liberazione, la liberazione da una religiosità che non ha niente a che fare con il vero volto di Dio. E qual'è questo volto? Qual'è l'opera di Gesù grazie alla quale dovrebbero riconoscerlo? I capi del popolo non erano per nulla interessati al benessere delle persone, erano preoccupati solamente del proprio potere e della conservazione dei propri privilegi. Il pastore Gesù invece conosce le pecore, dà loro la vita eterna, le protegge con la propria mano. Dio allora è colui che ci conosce, che ha un rapporto personale con ognuno di noi, è una parola che sentiamo e riconosciamo immediatamente fonte di vita e liberazione, è il Dio che ci dà vita vera, eterna non perchè successiva alla morte ma perchè inattaccabile dalla morte, di una qualità tale che neppure la morte può offuscarla. Gesù conclude: "Io e il Padre siamo una cosa sola". Ecco la bestemmia. A questa affermazione "I giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo". La difesa di sè stesso che fa Gesù nelle righe che seguono è formidabile e si conclude, comunque, con la fuga perchè non c'è modo di ragionare con le persone religiose: sono le più resistenti e pericolose. L'opera di Gesù è la stessa opera di Dio: far star bene le persone, ridare loro il potere sulla propria vita, renderle libere e capaci di amore e riconoscenza. Estremamente indicativo quello che succede dopo la guarigione del paralitico (Gv 5,14): Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: "Ecco che sei guarito: non peccare più perchè non ti debba accadere di peggio" quell'uomo se ne uscì e disse ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Com'è che prima, interrogato, non sapeva il nome di chi lo aveva guarito e adesso si? Non si è mica presentato, Gesù! Giovanni ci sta dicendo che il peccato cui fa riferimento Gesù è andare al tempio. Il paralitico riconosce Gesù perchè il suo segno caratteristico è liberare le persone dalla falsa religione. Infatti per obbedire all'ordine di non peccare più il guarito esce dal tempio e questa uscita apre la stagione della testimonianza: "...e disse ai giudei che era stato Gesù a guarirlo". Sono passati tanti anni e non è che Gesù abbia smesso di operare queste guarigioni, queste liberazioni! Cosa può significare per noi prendere il nostro lettuccio e camminare? Quali sono le nuove liberazioni, da quali schiavitù Gesù libera noi oggi, da quale falsa e velenosa religiosità? A questi interrogativi la risposta è necessariamente personale. Voglio solo sottolineare un particolare. Gesù dice: "voi non mi credete perchè non siete mie pecore". Dovrebbe essere il contrario: chi crede in me diventa una mia pecora! E' lo stesso discorso che Gesù fa a Pilato nel capitolo 18 (v. 37) quando gli dice: "chiunque è dalla verità ascolta la mia voce". A noi sembrerebbe più logico dire: chi ascolta la voce di Gesù si sposta verso al verità. In altre parole per essere discepoli di Gesù bisogna possedere dei pre-requisiti: questi pre-requisiti Gesù li esprime in modi diversi: essere "dalla verità" oppure essere "sue pecore". Sono espressioni che delineano una personalità disponibile, che sa accettare e vedere la realtà, persone adulte che non delegano ad altri il giudizio sulla vita. I giudei avevano delegato alla legge la distinzione tra giusto e ingiusto e non sapevano più vedere le cose per quello che erano: un paralitico sanato, un cieco che ci vede. Gesù ci dice che per essere suoi discepoli serve per prima cosa vedere le cose senza pregiudizi, accettare la realtà, giudicare con libertà. In altre parole non qualunque tipo di persona può diventare discepola di Gesù: alcuni hanno bisogno di una conversione radicale della propria umanità. In realtà tutti, in misura diversa, tendiamo a cercare un punto di appoggio per i nostri giudizi che ci dia sicurezza, ma questo non deve mai andare a scapito della nostra autonomia di giudizio. Per uscire dal vago: chi non riesce a farsi un'opinione su niente se prima non sa come si è espresso il parroco in proposito, o il papa, o l'amico fidato, o il capoufficio, è una persona che non sa accettare il principio di realtà, è uno che prima di vedere il paralitico sanato e il cieco che ha recuperato la vista ha bisogno di sapere chi è stato e in che giorno della settimana ha fatto il miracolo. La realtà è di fronte a noi e Dio l'ha scelta come strada lungo la quale possiamo incontrarlo. Se su questa strada mettiamo staccionate, paletti e confini sarà dura per Dio raggiungerci.
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